Per garantirti la migliore navigazione possibile questo sito usa cookies.

Giada Tomelleri CentroProsegue per Giada Tomelleri l’esperienza di volontariato iniziata lo scorso anno presso la Cooperativa Piosi, all’interno del progetto Garibaldi, e che la vede ora impegnata con il Centro Diurno comunale gestito dalla Cooperativa Azalea, per bambini della scuola primaria.

Recentemente laureatasi in Scienze della Formazione nelle Organizzazioni, Giada, 22 anni, sta seguendo corsi singoli della facoltà di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione con l’intento di dedicarsi ai bambini e agli adolescenti anche in ambito professionale, una volta terminato il suo corso di studi; ma ha anche un più specifico campo di interesse: “Vorrei dedicarmi alla sordità, imparare la lingua dei segni, lavorare in quell’ambito”. Il Centro Diurno si rivolge a bambini delle elementari che per tre pomeriggi la settimana si recano al Qbo di Sommacampagna, insieme ai loro educatori. Qui apparecchiano la tavola pranzano insieme e, a turno, uno di loro fa da cameriere servendo gli altri; dopo il pasto, tutti si lavano i denti e sono liberi di uscire a giocare. Giada li raggiunge per il momento dei compiti e per le altre attività: laboratori di cucina e decoupage, musicoterapia, uscite al parco… “Non è stato subito facile rapportarmi con loro. Sono vivaci quando stanno insieme e all’inizio non mi vedevano come una figura autoritaria, ma adesso va meglio, mi trovo bene e mi piace stare con loro” dice “in precedenza l’unica esperienza di lavoro con i bambini è stata presso una casa famiglia legata al Centro Aiuto Vita di Verona, un ambiente molto diverso da questo”. Marta, la responsabile del Centro, spiega come si cerchi di accompagnare i bambini lungo un vero e proprio percorso educativo, che in alcuni casi può prolungarsi oltre il termine della scuola primaria e si basa anche su incontri con le maestre.
Giada racconta come il servizio di questi due anni la stia aiutando a sentirsi parte della comunità di Sommacampagna ed ha un consiglio per i suoi coetanei: “È importante mettersi in gioco, arrivare in un contesto sconosciuto senza avere idee negative o pregiudizi, ma scoprire sul posto com’è ed adeguarsi di conseguenza”.

 

Pietro Merzi